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| Entriamo. La mostra è un itinerario circolare e interscambiabile. Ma il suo tempo è definito. Entrare significa ripercorrere, ora dopo ora, gli ultimi cinque giorni della vita di Cangrande della Scala. Il nostro, come un eroe romantico, muore improvvisamente, a 38 anni, subito dopo la conquistata di Treviso. Muore quando il suo talento politico e militare sembra inarrivabile. Muore quando la fortuna e la fama sembrano andare all'unisono. Quali imprese avrebbe ancora compiuto? Morire a 38 anni, nel 1329, può non risultare sorprendente. Eppure il nostro eroe aveva lasciato questo mondo in fretta. Troppo in fretta. Un'agonia brevissima. Una tomba piena di lamenti e di rammarico, ma anche di maliziose dicerie su un avvelenamento premeditato. La tomba, dunque. Per ricostruire le ultime ore del principe c'era una sola strada: riesumare il cadavere. E mettere attorno al reperto un'equipe di specialisti. La migliore possibile, la più curiosa, la più affiatata. Si sapeva che nel 1921 il corpo era stato trovato mummificato. Si sperava di trovarlo ancora. Di poter disturbare il "vecchio" signore di Verona per riprendere il filo di un racconto che pochi cronisti, avidi di parole o prodighi di sospetti, avevano interrotto settecento anni prima. L'intrigo non riguardava solo la causa del decesso. Nella ricognizione del 1921 furono identificate delle stoffe, estremamente preziose, colorate. Sete leggere e raffinate, importate da qualche mercante da luoghi ignoti del vicino oriente e fatte indossare al principe. Sono lo specchio concreto di cerimoniali funebri grandiosi, che le fonti quasi dimenticano, nonostante fossero ambiziosi. Nonostante la corte fosse disposta a spendere quanto e forse più del costo dei mausolei di pietra. Apparati effimeri che dichiaravano ai vivi la magnificenza del potere e di chi lo esercitava, il suo fondamento reale e spirituale. Le stoffe mostrano una strana particolarità. Non sono vestiti, ma pezzi di abito senza cuciture. Oppure semplici teli quadrangolari. Erano tessere di un puzzle di seta ricomposto sul defunto. Rispetto all'evento del 1921 rimaneva un dubbio: quanti tessuti erano stati lasciati nel sarcofago? Molti, moltissimi. Nel febbraio del 2004, l'equipe guidata da Gino Fornaciari, coordinata da Paola Marini, accompagnata dall'indole interdisciplinare dello storico Gian Maria Varanini e dello storico dell'arte Ettore Napione ha effettuato la nuova ricognizione nell'arca. La mummia c'era ancora, perfettamente conservata. E poi reperti tessili e frammenti della spada. Le indagini avevano inizio. Il percorso della mostra può cominciare. |