La Mummia
Verona, Mummia di Cangrande, ricognizione del febbraio 2004 - Foto di Umberto Tomba
Il corpo mummificato dello scaligero entra in mostra con la prepotenza di un immagine amplificata e ripetuta. E' un documentario a ciclo continuo esposto come un oggetto tra gli oggetti, come un tramite discreto per rivedere il fossile di Cangrande, incontrato nel febbraio del 2004. La mummia è una protagonista da conoscere e da interrogare. La vittima e l'indizio di una morte strana e caricata di sospetti. Il video ripercorre le indagini, dall'apertura della tomba alle prime conclusioni. Parlano il prof. Gino Fornaciari dell'Università di Pisa, che ha compiuto l'autopsia, e il prof. Franco Tagliaro, medico legale dell'Università di Verona, che ha eseguito le indagini tossicologiche.

Ma prende forma anche un'installazione, dove radiografie e riprese della TAC, eseguite dal dottor Giacomo Gortenuti, primario del reparto di Radiologia dell'Azienda ospedaliera, sono presentate negli aspetti più significativi: cranio, scatola toracica, bacino, articolazioni. Ombre di organi un tempo pulsanti e ora fissi come un orologio con le lancette bloccate sull'ora di un delitto. Ci fu dunque un delitto? Una delle scoperte dell'equipe medica è stata l'identificazione di una forma di cirrosi virale. Fu davvero il fegato malato ad uccidere Cangrande? E' infatti emerso anche che la causa diretta della morte del signore è stata l'assunzione di una sostanza derivata da una pianta nota come Digitale, ritrovata in notevole quantità nel fegato e nelle feci. I principi attivi della Digitale sono usati ancor oggi in medicina come stimolatori della funzione cardiaca, ma possono rappresentare anche potenti veleni.

L'accertamento di questo dato apre tutta una serie di interrogativi, sui quali gli storici e i medici stanno ancora lavorando. Da un lato, la presenza dei principi attivi della Digitale nel corpo di Cangrande ha portato a ridiscutere le poche notizie storiche che possediamo sulla sua morte. Sappiamo con certezza soltanto che un suo medico fu impiccato l'anno successivo, e poco più. Ma si trattò di un avvelenamento voluto (un fatto tutt'altro che raro nella storia politica dell'Occidente medievale e moderno), oppure di una terapia sbagliata nel dosaggio, usando in modo errato - nella concitazione del momento - una sostanza conosciuta poco e male? Impossibile dirlo, per ora. Non sappiamo se le ricerche che - ripetiamo - sono ancora in corso porteranno sotto questo profilo a risultati decisivi. Poco importa, del resto. L'importante è porsi delle domande. La ricerca è sempre aperta.