La Fama
Verona, Carlo Canella, Cangrande accoglie Dante in esilio, 1835-1840 circa, acquaforte e acquatinta, Museo di Castelvecchio. Foto di Umberto Tomba
Voci sulla fama di Cangrande. L'inizio obbligato e piacevole è con Dante Alighieri e con un codice di primo Quattrocento della Commedia. Si vuole che il poeta avesse incontrato Cangrande bambino quando fu a Verona, una prima volta, nel 1304 (e, a questo proposito, il 2004 diventerebbe per la città un piccolo centenario dantesco). A distanza di anni, Dante esule fu accolto dallo scaligero e rimase estremamente impressionato dalla sua personalità. Nel Paradiso profetizzò per il signore un avvenire glorioso. Scrisse versi evocativi di imprese indicibili. Eppure alla morte del fiorentino (1321), Cangrande non aveva ancora dimostrato nei fatti un'autorevolezza politica in grado di distinguerlo dai contemporanei. O almeno non per noi, che guardiamo dal presente. Quale forza intellettuale e morale aveva intuito Dante nell'amico veronese?

Ma anche altre e più encomiastiche, furono le profezie: racconta Ferreto Ferreti che la madre Verde da Salizzole, incinta, sognò di partorire un cane che con i suoi latrati avrebbe atterrito il mondo.